Dragone di Komodo a rischio: Giacarta limita il turismo

Per chi pensa che i draghi non esistano più, o forse non siano mai esistiti, forse non conosce ancora l’esistenza di una delle specie etologicamente più interessanti: il dragone di Komodo. Esemplari di lucertoloni che possono arrivare fino ai 3 metri di lunghezza e a pesare la bellezza anche di 100 chili. È possibile vedere questo caratteristico esemplare nelle isole indonesiane, tra le quali anche Giacarta. La presenza di questa particolare specie negli anni ha attirato non poco il turismo. Purtroppo con le sue conseguenze negative. Il governo indonesiano ha deciso di proteggere la riserva naturale di Komodo, nell’isola di Giacarta, limitando l’afflusso turistico. Cerchiamo di capire qualcosa di più di questa specie e delle problematiche che hanno spinto verso questa limitazione.

La storia del dragone di Komodo

Gli antenati del dragone odiernamente esistente vivevano in Asia. Si parla di 40 milioni di anni fa, quando il genere Varanis apparve nel continente. Come affermato su piuscuola.it, il dragone di komodo appartiene ad una specie migratoria che raggiunse a nuoto l’Australia, partendo all’avventura verso la conquista di terre nuove. Progressivamente ed inspiegabilmente gli esemplari più grandi si avviarono verso l’estinzione. Oggi possiamo vedere questa specie caratteristica di sauri, stessa famiglia delle lucertole, vivere allo stato selvaggio attirando la curiosità dell’uomo. Ciò spesso con incontri e scontri mortali. Si tratta infatti di una specie carnivora, a volte cannibale anche nei confronti dei propri stessi cuccioli. Cosa non infrequente, per esempio, anche per i coccodrilli. I dragoni di Komodo vengono proprio definiti i coccodrilli di terra. Si tratta di rettili intelligenti ed astuti oltre che di grandi predatori. Una particolarità riguarda le capacità riproduttive che nel tempo sono riuscite a sviluppare gli esemplari femmina di questa specie. Nel corso dell’evoluzione, infatti le femmine del dragone di Komodo sono riuscite a produrre delle particolari componenti chimiche all’interno del loro corpo. Queste sono in grado di sostituire il patrimonio genetico maschile della razza, permettendo così un’auto-riproduzione con la nascita di copie identiche a se stesse. Signori, ci troviamo di fronte ad un classi co esempio di clonazione naturale.

Perché Giacarta ha deciso di limitare il turismo?

La bellezza di 10 mila turisti al mese viene catturata dal fascino del dragone di Komodo. Già nel 1980 Giacarta provò a tutelare questa specie e il suo habitat naturale istituendo il parco nazionale di Komodo, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Ma oggi questo non sembra più essere sufficiente. Il governo indonesiano ha deciso di dimezzare l’afflusso turistico: non più di 5 mila visitatori al mese. Per il 2019 sarà redatto ed introdotto un nuovo e apposito regolamento che miri a garantire questo ridotto afflusso turistico, oltre ad un maggiore controllo sul comportamento degli invasori umani dell’habitat del dragone di Komodo. Questi varani spesso risultano aggressivi, ma perché sentono invaso il loro territorio e reagiscono come la loro natura animale e predatoria comanda. L’unico modo per evitare il più possibile il verificarsi di eventi tragici, come spesso è accaduto, lasciando tracce ai posteri della cronaca di attacchi all’uomo, è regolamentare in maniera più dettagliata e severa il comportamento degli umani che entrano in contatto con questa specie. Comportamento che alla luce di eventi del passato sembra essere spregiudicato e poco rispettoso dell’importanza della riserva naturale nella quale ci si immerge.

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